25/09/2009

Assuefatta al Dolore [16 Giugno 2009]

M'inclino

                                                               e
                                                            i     g
                                                Mi     p         o
       
Mi        spez     zo

Mi                fr  a  n     tum    o.



Orge profane danzano estatiche fra le mie ceneri, allargando le nari e respirando a pieni polmoni l'essenza del mio cordoglio che s'innalza sulle calde ali della pira.

Calpestandomi
Sputandomi addosso
Ricoprendomi di fango.

Quiescenza,
una nube polverosa al funerale del Vento,
magma defunto incapace di condensarsi a comporre lapilli incandescenti per restituire il favore a coloro che avevano corroso il suo corpo quando ancora era integro.

Mi distorco

Quando ho ancora qualche speranza d'allungare il collo al di là del boia,
una lurida zampata mi lacera le carni,
fiere fameliche pasteggiano in frenesia su ciò che resta della mia carcassa.

Stra     ___    ppan  -___ do
Squar           ciando

In silenzio,
perché è con un cocktail di vetri rotti che ho placato la mia sete di dolore
e ora non posso fiatare,
satura del gusto ferroso del sangue sulla lingua ormai tinta di rosso,
inesorabilmente esausta del suono di un grido che nessuno è mai in grado di carpire

Perché sono pochi coloro che sono degni di fingere di esser sordi,
e tanti altri quelli che non hanno il dono della finzione.

In attesa di un artiglio che s'immerga nei miei visceri
e ne sradichi la coscienza,
'sì da sancire il torpore completo dei miei sensi disimparati al vero.

SaMaRa88 si è librata in volo alle 21:31
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Torn

Sono       troppo intelligente              per non comprendere uno stato d'animo
          
                                
                                 troppo
stupida              per capire a cosa si riferisca
         
           
              troppo egocentrica              per credere che non si parli di me
          
                               
                              troppo
modesta              per sperare che la sensazione di essere l'oggetto di un discorso vada al di là del mero protagonismo
          
             
               troppo
maliziosa              per non supporre di aver colpito, di aver lasciato un segno
          
                                 
                                        troppo
ingenua              per credere che il solco tracciato non sia spazzato via dall'onda furiosa della consuetudine
          
            
             troppo
affamata              per accontentarmi del pasto quotidiano
          
                                   
                                troppo
sazia              per rischiare che la fame divori il benessere





Sono         troppo avida e troppo piena
                                           troppo avara e troppo prodiga
                                                                                   troppo apatica e troppo curiosa
               
                                        troppo acqua e troppo fuoco






Sono di troppo.

SaMaRa88 si è librata in volo alle 20:05
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20/05/2009

Erase

Vorrei vomitare l'Anima per liberarmi del peso di una coscienza che mi tormenta, perché non so decidere fra la lealtà alla mia dignità e quella ad un mio assoluto che si sta lentamente, viscosamente tramutando in un male di miele.

SaMaRa88 si è librata in volo alle 13:37
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25/02/2009

Epistolario auto-corrispondente

Oggi un bel Vaffanculo ci sta proprio tutto.
Vaffanculo a chi mi crocifigge perché ho degli impegni.
Vuoi con il mio ragazzo, vuoi per gli esami all’Università.
Vaffanculo a chi mi punta il dito contro perché non ho mai il tempo di fare una telefonata.
E questo non l’ho mai, mai negato; sono fatta così, amo essere cercata più che cercare.
E' nella mia natura, e chi mi conosce lo sa (come sa anche quanto non ami ripetermi...e quello che sto scrivendo in effetti mi suona pericolosamente familiare ad una stessa cosa scritta appena un anno fa).
E vaffanculo a quelle stesse persone che la stessa telefonata…mica la fanno. :) un po’ di coerenza, su. E' piuttosto ipocrita, a dire il vero.
Così mi ritrovo a dovermi difendere da zeppate dirette ai miei poveri coglioni quando vorrei soltanto passare una giornata a farmi un mazzo tanto su un esame che ho superato (e anche bene, vaffanculo) proprio per merito di questo mio atteggiamento assolutistico.
Complimenti, anche solo il minimo interesse sull'esito della prova da qualcuno di coloro che mi tartassavano?
Nemmeno uno, a dire il vero :) la telefonata!
Galeotta fu quella telefonatache non è stata fatta :D
E’ circa una settimana (da subito dopo l'esame) che mi tengo libera da eventuali impegni, proprio perché mi è stato chiesto ^^ e invece non si è fatto più nulla.
O meglio, devo venire a sapere che qualcosa si è fatto, ma io non ne sapevo un emerito chèzz :O
Così non mi sta bene, eh.
Così, no.

E allora, Vaffanculo! In piena allegria :D :D :D

Perché non ho nessuna voglia di farmi prendere per il culo.
Soprattutto quando ci metto tutta la mia buona fede.
Tutto il mio affetto, tutto il mio pensiero.
Tutto di me, meno una telefonata. Che forse ad oggi vale più di tutto il resto :).
Le persone cambiano, e con loro, ciò che esse provano per gli altri.
Ma non ho mai creduto, sinceramente, che questo avesse molto valore nell'ambito dell'amicizia come di qualsiasi legame umano che prescinda dall'interesse e dai fini personali (leggasi: legame disinteressato).
Non mi va di farmi il sangue amaro, né di versare lacrime (oh sì, sarà vergognoso ma anche Miki la dura piange) per chi dimostra di non meritarle.
Di calci in culo e sofferenze in vita mia ne ho già avuti a bizzeffe.
E ne devo ricevere ancora tanti.
Ma mi rifiuto di stare in piedi ad aspettare col sorriso che mi arrivino da persone che amo e rispetto, e che credevo facessero altrettanto.

I vantaggi di questo mio atteggiamento?
Se davvero le cose stanno così, può essere che non abbia nulla da guadagnare...
...ma neanche nulla da perdere.

Può sembrare che sia sarcastica e cinica.
Ebbene, lo sono :D è semplicemente il mio modo di esprimermi.
Di alleggerire, paradossalmente, il messaggio che voglio trasmettere, che diventerebbe ancora più pesante se lasciassi mostrare alle parole qualcosa che vada oltre il disappunto.
Forse è sbagliato (e me ne sbatto), ma è il mio modo di parlare.
Di parlare.
E sto parlando. IO, sto parlando!
Sto lasciando un messaggio perché chiunque si senta tirato in causa lo raccolga, e spero davvero che lo faccia.
Leggendo tra le righe, e senza fermarsi all'orgoglio leso dai miei sterili improperi.
Allora forse potrò convincermi che qualcuno sia interessato all'ascolto delle mie ragioni, oltre che delle proprie.

Con affetto (e senza sarcasmo)


-sempre lei-

SaMaRa88 si è librata in volo alle 13:23
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07/02/2009

Eclissi

Sono un po' stufa di questo mio carattere che mi porta a buttare nel cesso qualsiasi cosa bella che mi sia potuta capitare, per valori - in certi momenti irrinunciabili, per carità, ma in questo caso dubito il gioco valga la candela - come la pigrizia, o il senso d'inadeguatezza, o quella sensazione che sfuma progressivamente nella certezza di dare fastidio, o chissà quali altri cazzi.

Eppure mi piacerebbe vivere la mia vita senza dover dare conto a nessuno, come tanto mi piace sottolineare ogniqualvolta mi comporto male in pubblico e non rispondo delle mie parole o dei miei gesti, sentenziando che degli altri non me ne frega un cazzo, pensassero di me quel che vogliono.

Sono stanca di rimandare impegni che considero importanti con persone che considero altrettanto - se non di più - importanti, soltanto perché...boh? Chi lo sa? Spesso non c'è neppure un motivo.
Come se non avessi il minimo controllo sui capricci del mio umore.

Sono un animale, ma più che seguire l'istinto lo inseguo, lo rincorro.

Sono semplicemente incapace di tenere tesi i fili di quel burattino bruciacchiato che sono i rapporti sociali;
metà del suo corpo di legno s'affloscia lungo il proprio asse a causa della mia innocente noncuranza.

E, prima o poi, chi muove i fili dell'altra metà si stanca di tener su la farsa di uno spettacolo mediocre e parziale, appende il tutto ad un grosso chiodo, e arrivederci.

Le teatrali crocifissioni che costellano la mia snella, tutt'altro che consistente vita sociale.

Sono soltanto un'insofferente, apatica, asociale.
O almeno, è questo quello che mi piace dire in giro per giustificare certi miei comportamenti che mi mettono in imbarazzo di fronte a situazioni che non ho mai imparato ad affrontare.
Come il socializzare.

Eppure riesco a sentirmi tanto piccola quando qualcuno, o le circostanze, o ancora il caso, mi privano della possibilità di parlare, anche solo dare aria alla bocca senza avere nulla di profondo da dire, quando ne ho veramente bisogno.

Tanto per avere la sensazione di essere ascoltata, di non essere vilipesa perché molto di quel che dico non ha senso, oppure non è abbastanza interessante da destare l'egoistico interesse dell'interlocutore standard, che apre le orecchie soltanto quando capta qualcosa di ciò che gli si dice che risveglia aree sopite del suo cervello, facendogli affiorare ricordi di proprie esperienze affini con le quali ha intenzione di interrompere o comunque sopraffare la persona che dovrebbe ascoltare iniziando a parlarle esclusivamente di sé.

Stordendola, facendole perdere il filo di quel che stava cercando tanto disperatamente di dire.

Gettando alle fiamme il senso di quella conversazione, distruggendo quel brandello di silente intesa che aveva spinto quella persona  - magari per qualche cosa in comune, qualche modo di fare carismatico - a parlargli di sé, o quantomeno di qualcosa che ne maschera i pensieri più profondi.

Per uno straccio di cenno. Uno sincero.
Anche solo un silenzio, ma uno vero.

E m'incuneo dentro me stessa ancora un po', incapace di tenermi stretta quella sensazione, convincendomi a dimenticare di poter parlare per non poterne soffrire ancora.

E sento il vuoto del tempo che mi si sottrae; lo sento venir meno, come il malessere che coglie allo stomaco quando si percorre una discesa molto ripida troppo in fretta.

Mi scorre viscido fra le dita come la classica e inflazionatissima metafora dei granelli di sabbia;
ma la mia sabbia non è così raffinata, non è tanto vellutata.

E' una cascata di granelli di vetro che il vento e le onde devono ancora trovare il tempo - persino ad essi manca - di smussare, una tempesta di microscopici specchi che mi piovono sulle dita segnandole di nuove piste rosse, i cui riflessi mi deridono restituendomi immagini che non mi appartengono, e che si perdono nell'eco delle loro risate - uno strazio di stridenti artigli sull'ardesia viva.

Un suono che mi ferisce le orecchie almeno quanto mi schiaccia l'orgoglio e mi spezza dentro, strappandomi in due.


Una metà masochista che vuole continuare ad ascoltare quella mattanza di rumori, nella speranza che vi sia un istante di pausa nel quale possa inserirsi, e un'altra metà che s'avvilluppa nel proprio manto d'ombra, nascondendo alla debole vista altrui quel riflesso luminoso che nessuno è degno di intravedere, e che forse neppure lei è degna di mostrare ad alcuno.

Chiedo scusa per la scarsa cura, ma di solito non scrivo mai così di getto.

Torno sempre indietro a correggere tutto, a tentare di rendere il tutto migliore di quanto in realtà non appaia.
Una sterile accozzaglia di parole che forse davvero non hanno fatto breccia da nessuna parte.

Mi piacerebbe davvero fregarmene di tutti voi, sì.

SaMaRa88 si è librata in volo alle 00:47
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04/02/2009

Ritratto!

Ripensandoci è meglio farsi un culo icosaedrico quadridimensionale...
Ottaedrico è troppo poco.

SaMaRa88 si è librata in volo alle 15:48
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02/02/2009

Comunicazione di servizio

Un microscopico appunto, tanto per informarvi che ho cancellato alcuni dei post risalenti agli anni precedenti.

Post in cui si faceva riferimento a persone delle quali non voglio sapere più niente.

Sono sempre stata dell'idea di non rinnegare assolutamente niente, né di quanto scritto né di quanto fatto.
E non lo farò. Quei post li terrò là dove solo io potrò leggerli.

Sinceramente, è più che imbarazzante il pensiero che chiunque altro possa informarsi di come mi fossi ridicolmente ridotta. -.- Amen

Quando avrò tempo scriverò qualcosa di più corposo.
Ora più che altro sono impegnata a farmi un culo ottaedrico per l'esame di Chimica xD

Cià.

SaMaRa88 si è librata in volo alle 15:57
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28/12/2008

Atomica

E' possibile esplodere in uno spazio tanto ristretto da essere delimitato dal proprio corpo?
E' possibile farlo senza creare danni all'esterno?

Era questo che faceva, a parer Suo; distruggeva, lacerava, mordeva e strappava le Sue carni, era così che Lui la vedeva.

Come una furia sanguinaria, come colei che a tutti i costi doveva - in ogni circostanza - combattere, affermare con i denti e con le unghie le proprie ragioni, che in nessun modo Lui voleva neppure sforzarsi di ascoltare, figuriamoci comprendere.

Nemmeno si rendeva conto di guardarla attraverso uno specchio che oramai per Lui
era solo vetro.
Preferiva attraversarlo con lo sguardo, eluderlo, piuttosto che vedervi riflessa la Sua immagine.

Per non ammettere che qualche colpa ce l'aveva anche Lui.

Aveva paura.

E per paura, per rabbia, per orgoglio, voleva strapparle le sue emozioni, le sue uniche parole.
Perché a parlare in modo cristiano non era mai stata molto brava.
E Lui lo sapeva.
Era questo che faceva tanta rabbia, ad Alice.
Lui lo sapeva!

Che la Rabbia la faceva Gridare, l'Amore la faceva Sussurrare, l'Incertezza la faceva Piangere.
E Lui non aveva fatto altro che spingerla verso il baratro di quel Torpore che tanto si fregiava di voler combattere.

Conscio di darle la colpa di crimini che non aveva commesso.
Perfettamente consapevole del fatto di indicare come Cattiva una creatura ancora bambina.
Ancora inesperta, a conoscenza di esserlo, e che andava in giro a metterne a parte pure gli altri, prima che potessero esserne feriti - suo malgrado.

"Io sono ancora una Bambina. Non sono ancora pronta per crescere."

Era questo che andava gridando per ogni dove, il grembiule sporco del suo stesso sangue;
per i boschi, per le trombe delle scale, per i mercati.
Ai palmipedoni, alle dondolibellule, ai gigli.
lo gridava con i suoi occhi grandi e liquidi, portatori di un dolore che il Mondo le aveva accollato quando ancora non era pronta a sorreggerlo.

E non lo sarebbe stata, Mai.

Lui non aveva ascoltato lo straziante stridio dei suoi occhi, fermandosi all'ascolto superficiale di tutti gli altri.
Quello delle parole di chi non ha mai imparato ad usarle.

Ed ora lei era lì. Priva di grida, di sussurri, di pianti.
Priva di voce.

Ed era finalmente come lui la voleva.
Serena perché muta.

Lui le aveva portato via la voce.

Le aveva portato via il Sangue, che come veleno ribolliva nelle sue vene quando qualcosa non le andava giù, spingendola ad agire secondo passione.

Le aveva strappato via il Respiro, che come fuoco le accendeva le labbra quando si chinava desiderosa di un bacio. Uno solo.

Le aveva preso le Lacrime, che le bagnavano gli occhi quando il Sangue la spingeva oltre un certo limite. Che le scorrevano, ora silenziose, ora condite da grida furenti, quando Lui le scaricava addosso la responsabilità di tutti i mali di quell'assurdo Paese delle Meraviglie.

E attraverso i suoi occhi, ora ben chiusi, non poteva che domandarsi se ne valesse la pena.
Di abbandonarsi alle aspettative di chi la voleva diversa da com'era.
Di farsi mettere a tacere dal Cappellaio Matto, in cambio dell'offerta di una "rilassante" tazza di tè.
Di morire un po' dentro, per mandare avanti una creatura fatta di due essenze.
Uccidere l'innocenza per cavarne fuori la tanto ambita maturità, con tutte le sue disillusioni.
Bruciare una Bambina, e dalle sue ceneri far emergere una Donna.

Alice, in cuor suo, la risposta la sapeva.

Ma aveva preferito addormentarsi ancora un po' fra le braccia del Cappellaio.

Tanto, presto o tardi, l'avrebbero data alle fiamme comunque.

SaMaRa88 si è librata in volo alle 13:11
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19/12/2008

Autopsy

Un fremito lungo la schiena, scendendo uno a uno, anche troppo lentamente, quei gradini che mi portano vicina a quello che sono sempre meno convinta di voler provare.

Un sotterraneo. Asettico quanto lugubre

                               - due qualità in simbiosi -

             solo adesso, solo qui.

Ci ergiamo fieri nei nostri camici bianchi, boriosi e terrorizzati.
Io non ho paura.
Non di quello che sto per fare. Non di quello che sto per vedere. Non di quello che sto per annusare né di quello che credo stia per tastare.

Ma di quello che so che andrò a immaginare.

Fintamente vissuti i gesti con i quali intrufoliamo le dita gelide e tremanti nel lattice. Speranzoso l'animo nel legarci la mascherina sul viso, che possa proteggerci dall'odore di ciò che è stato.

Due corpi. Prima un annegato, poi un motociclista.

Una sola incisione, e da lì un susseguirsi di immagini puramente scientifiche, per quanto mi riguarda.
Una vaga attenzione a tenere la mascherina ben aderente al naso per scongiurare i conati.
Soltanto quello.

Il medico legale continua a incidere, segare, spezzare, strappare via. Eppure il mio sguardo persiste nello spostarsi su quel corpo, ancora integro, alle mie spalle.

Come in un film. Sembra un maledetto film. La mia coscienza si rifiuta sistematicamente di accettare l'idea che quell'uomo, steso innanzi a me, che lo scruto dall'alto della mia Vita, non è più.
Non lo concepisco. Come non concepisco un asino che voli.
Semplicemente.
Come può avvenire una simile trasmutazione?
Com'è vivere il trauma di assistere al mutare di un polo nel proprio opposto?

Non riesco a pensare che un altro Essere possa aver smesso di respirare, piangere, pensare. Così. In un istante. Che sia passato al Non Essere così come una banderuola muta, facilmente e senza resistere, secondo i capricci di Vento.
"Apri gli occhi adesso". Un chiodo fisso, insistente, irrazionale.

E nel suo corpo nudo non posso vedere che Lui.
Lui, che due anni fa ho rifiutato di veder morire.
Lui, che non ho voluto veder Vuoto.
Il suo bozzolo privato della vita che lo animava, che gli pulsava prepotente nel costato.

Scaccio via questi pensieri come si fa con un moscerino, eppure si moltiplicano incontrollabilmente come le teste recise dell'Idra.

La mia curiosità mi distrae, anche se per poco. Tocco, tocco e profano tutto, irrispettosamente bisognosa di colmare la mia fame di sapere.
Di sapere cosa possa aver provato Lui che ha donato Vita a me.

E lo sento mentre stringo il fegato, e mi domando come fosse ridotto il suo.

Il fetore del sangue mi stringe un cappio alla gola, e non posso fare a meno di pensare all'odore di morte che sento nelle macellerie.

E lo sento mentre palpo il cuore, mentre inconsciamente lo faccio pulsare con le dita, come a volervi richiamare l'alito di Vita.

La tua Vita in un pugno, e un pugno alla mia Vita.

E lo sento mentre ancora sorreggo il cuore, pietrificata.
Sento il Mio, di cuore, ruggire come una bestia ferita il proprio dolore, il proprio sconforto, stretto nel petto come in una stanza troppo piccola, troppo buia per poter evitare la paura di ciò che non si conosce.
Battere contro le sbarre che lo opprimono i propri pugni muscolosi, pulsare folle sino a privarmi del respiro, come l'odore di morte che s'è aggrappato dentro me e non vuol più andar via - una macchia ostinata.

Lo sento esplodere. E sento il freddo pervadermi, dal tocco di quegli organi che della Vita ormai hanno solo l'aspetto convenzionale.

Sento, sento troppo. E' troppo, non c'è spazio dentro di me per tutto questo.
Sfioro le dita gelide, mi azzardo a piegarle.
E sono rigide come legno.

E non posso fare a meno di domandarmi se lo fossi anche tu.

Rigido.
Gelido.
Morto.

 

 

E' così che non ho voluto vederti ma che ho dovuto immaginarti.
E' questo che sei stato.
E' questo che sei, ora.

E non posso che piangerti, ancora.
Consapevole del fatto che non puoi rivivere neppure in altri involucri vuoti.
Consapevole del fatto che ti ho dissacrato col pensiero.

Consapevole del fatto che non ho potuto evitare un bel niente.

E che non riuscirò mai a dire addio al dolore che mi hai dato affidandomi la Vita e perdendola così.

SaMaRa88 si è librata in volo alle 17:49
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02/12/2008

Il Mefitico Peter Volante Pan

«...Trilli.»

«Dillo, Peter.
Dillo sul serio.»

«Io credo nelle Fate.»

«Sai quel luogo che sta tra il sonno e la veglia, dove ti ricordi ancora che stavi sognando?
Quello è il luogo dove io Ti Amerò sempre...Peter Pan.
E' lì che ti aspetterò.»

SaMaRa88 si è librata in volo alle 00:47
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Lacrime di Vetro

Questo è il mio spazio.
Mio, esclusivamente.
Ed è l'unica via attraverso la quale intendo offrire all'umanità uno spiraglio d'incomprensione che esuli dalla completa indifferenza.

La Misantropa Innamorata



X-ray me

Utente: SaMaRa88




Nome: Maria Aliki, Aliki, Miki, Alice, Ali, Liki, Mariella, Samara, Maki, mille altri.
Data: 26 gennaio
Età: 20
Segno: acquario
Ascendente: toro
Colore: nero
Pietra: ametista
Animale: serpente&ghepardo
Fiore: rosa nera
Numero: 17
Peccato: forse è il caso di metterla ai voti.
Virtù: credo che ciascuno veda nell'altro la virtù che gli torna più comoda.
Albero: salice piangente
Elemento: aria


The current mood of Shirani at www.imood.com

I soliti ignoti

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Il buio, la luna, la notte, me stessa. La pioggia, il cielo grigio, le nuvole, scrivere, disegnare, dipingere, i serpenti, i ghepardi, i cetacei, gli animali in generale [a questo punto...°_°], il giappone, le lingue, dormire, la cioccolata, il sarcasmo, l'ironia, l'autoironia [soprattutto °.°], il nero, il viola, Medicina, la mia sorellina, Vincent Van Gogh, l'ombra, l'aria, l'acqua, il ghiaccio, immergermi, farmi sommergere dalle bolle, l'alcool, il fumo, i tulipani neri, le rose nere, i ragni [anche se sono aracnofobica, li trovo affascinanti], Harry Potter, i giochi di ruolo, fotografare, l'ametista, il vento, il freddo, la neve, la grandine, l'autunno, l'inverno, gingillarmi con i capelli, i manga, Angel Sanctuary, i vampiri, gli angeli, la mia stanza, il profumo dei colori, dell'acquaragia, dei pennelli, Paperino, il rischio, la spavalderia, pensare, le lacrime, gli abbracci, i sorrisi, gli occhi.

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